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ricordarsi nomi persone

Scusi, come ha detto di chiamarsi?

La virtù è il primo titolo di nobiltà; io d’un uomo non bado al nome ma alle azioni.

Molière, Don Giovanni

Quante volte ci siamo trovati costretti a fare questa domanda ad una persona o ad un paziente appena conosciuto? La buona notizia è che quella di memorizzare il nome di un individuo che ci si presenta è una capacità acquisibile attraverso poche accortezze. Eccone alcune:

– è fondamentale fare attenzione a ciò che dice colui che abbiamo davanti. Non possiamo pretendere di ricordare qualcosa che non abbiamo precedentemente immagazzinato. Dunque, quando ci presentiamo, è buona norma guardare il nostro interlocutore, cercando di non farsi distrarre da ciò che ci circonda o dai nostri pensieri;

attendere che sia prima il nostro interlocutore a dire il proprio nome. Spesso infatti accade di venire sopraffatti dalla frenesia di dire come ci chiamiamo e, essendo centrati su noi stessi, perdiamo le informazioni che arrivano dall’esterno;

attivare altri sensi oltre alla vista. Si sa, noi umani siamo animali principalmente visivi e tendiamo a catalogare per immagini le nuove informazioni. E se invece utilizzassimo anche gli altri quattro sensi di cui siamo dotati? In questo modo nel nostro cervello si attiverebbero numerose aree cerebrali e sarebbe dunque agevolata la formazione di diversi tipi di associazioni riguardanti il nostro nuovo conoscente. Se associamo ad un nome uno specifico modo di stringere la mano, un profumo ed un timbro di voce, le probabilità di ricordare quel nome aumentano esponenzialmente. Attenzione però, non è necessario annusare da vicino il collo del nostro interlocutore o tenere la sua mano per 5 minuti, così da esaminarla meglio; in questo modo si ricorderebbe lui di noi, in quanto persone molto molto singolari…

Giovanni Ventura, membro di Webpsy e psicologo psicoterapeuta a Verona